LA DANZAMOVIMENTOTERAPIA A SCUOLA

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Nel corso degli anni trascorsi nella scuola primaria, in qualità di docente, mi è spesso capitato di incontrare bambini “normodotati” che “non apprendono”,

andiamo nel bosco

bambini in cui manca lo stupore per la scoperta, bambini “spenti” o “troppo agitati”.

Cosa succede in questi piccoli individui?

Potrebbe forse essere che i docenti si preoccupano troppo dell’efficienza intesa come produttività, apprendimento, mondo del cognitivo, parametro dal quale non si può prescindere, ma che può essere integrato in una visione più ampia e olistica della scuola che preveda, allo stesso livello, il mondo dell’affettività intesa come attenzione alla persona, al suo sentirsi accettata e valorizzata.

Oppure può accadere che alcuni bambini abbiano la mente occupata da “altro” come problematiche familiari, bassa autostima, solitudine, vita convulsa, scarso o eccessivo interesse da parte della famiglia; o, ancora, può capitare che ogni richiesta del bambino venga esaudita prima ancora di essere formulata, producendo noia e scarsa autonomia.

Altre volte potrebbe essere la scuola stessa a causare disinteresse con richieste troppo elevate e un orario scolastico stressante che costringe il bambino all’immobilità nel banco per molte ore, richiedendo attenzione e sforzo mnemonico costante.

In tali situazioni accade che molti bambini non si “sentono capaci” e “non ci provano più” e si sentono frastornati poiché non riescono a seguire tali ritmi.

Dentro questi bimbi cresce l’angoscia e, per non sentirla, adottano diversi meccanismi difensivi che vanno dalla chiusura, al movimento continuo ed irrefrenabile, all’incuria delle proprie cose e di se stessi, agli atteggiamenti oppositivi e spavaldi che possono portare a fenomeni di bullismo.

Cosa potrebbe fare la DMT in questi casi?

Potrebbe ridare al bambino fiducia in se stesso accogliendo i suoi movimenti di chiusura, scarso controllo, opposizione, per trasformarli insieme a lui in qualcosa che crei gioia, armonia, voglia di agire, riconsegnando così al bambino il desiderio di scoprire, di sperimentare, di comunicare, di comprendere, di creare legami, esprimendo appieno le sue possibilità creative.

La DMT, inserendosi in ambito scolastico, può diventare strumento educativo e preventivo “mettendo in gioco” i suoi elementi quali: il lavoro sul movimento simbolico del corpo, sugli effort (spazio, tempo, flusso, ritmo), sulle tecniche di rilassamento e sulla fiaba danzata.

Il movimento simbolico del corpo

Il corpo è la prima via di comunicazione dell’essere umano; l’unica che mette in contatto il bambino con la propria madre nei primissimi mesi di vita instaurando tra i due un dialogo corporeo composto dalle variazioni del tono muscolare di entrambi.

Nasce così una relazione diadica intensa dove, sia la madre che il bambino modificano inconsapevolmente la durata dei propri comportamenti o delle pause, per instaurare un “ritmo condiviso” descritto da Stern come una sorta di “danza interattiva” che rafforza l’unità madre-bambino.

Questa esperienza di contatto col corpo della madre, fa sì che il bambino acquisisca la percezione di sé come unità.

Riferendosi a tale dialogo motorio Stern ha addirittura postulato l’esistenza di un “alfabeto emotivo” primario, da lui chiamato degli “affetti vitali” e il carattere di ciascuno di noi, dipenderebbe proprio da come siamo stati coccolati, accuditi, cullati nella prima infanzia, da come, cioè, abbiamo ricevuto “holding” e “handling” di winnicottiana memoria.

“…una piena sintonizzazione corporea produce degli importanti risultati a livello dei processi di apprendimento. Insegna fondamentalmente cosa si può fare con uno schema motorio: indica opzioni, stili, possibilità. È’ attraverso la sintonizzazione corporea che noi tutti abbiamo imparato che le altre persone possiedono differenti stati interiori e modi diversi di comunicarli, che esiste un vissuto interno e uno esterno, che la comunicazione è resa possibile dal delicato lavoro sulla distanza da porre tra noi e gli altri senza che si smarrisca la relazione…”[1]

Il corpo, quindi, è il primo strumento della comunicazione umana ed anche lo strumento essenziale della DMT che, favorendo la consapevolezza dei confini corporei, permette di sperimentarne i limiti e le possibilità.

“…Il nostro corpo è abitato: sangue, ossa, muscoli, organi, rappresentano una vita interna che non si esaurisce nella sua fisiologia, ma che produce intrecci, sovrapposizioni e risonanze nella nostra esperienza emozionale, affettiva, psichica…” (ibidem)

E’ il corpo, che, nel setting di DMT, diviene un veicolo di espressione e di comunicazione che, attraverso il linguaggio del movimento, del gesto, della prossemia, della postura e della mimica, rivela sensazioni, emozioni e intenzionalità difficilmente gestibili sul piano verbale.

L’osservazione del corpo dei bambini che agiscono nel setting di DMT, porta a comprendere i loro vissuti emotivi, i loro limiti e conseguentemente, i loro bisogni.

La postura, i movimenti inconsapevoli, lo sguardo, i rossori, i pallori, i “lapsus del corpo“, la respirazione, comunicano emozioni profonde che, ripetute e amplificate dal conduttore attraverso il gesto, danno al bimbo la possibilità di sperimentarle, conoscerle, accettarle e nominarle, sentendosi legittimato a farlo.

Lo sguardo

Altro elemento essenziale nel lavoro con i bambini è lo sguardo.

Lo sguardo della mamma che comunica attenzione, tenerezza, affetto, dà al piccolo la percezione dell’accettazione, dello spazio affettivo aperto al mondo.

“Attraverso la DMT si possono ridare agli occhi funzioni che hanno smarrito attraverso esercizi che indirizzino lo sguardo e facciano recuperare tutte le possibilità che gli occhi hanno, ma che noi abbiamo tagliato fuori” [2]

Nei gruppi di DMT è dunque importante lo sguardo del conduttore che, come una buona madre, osserva, abbraccia, accarezza, comprende.

I bambini hanno bisogno di sentirsi visti, riconosciuti, ascoltati per percepirsi come persone.

Lo sguardo del conduttore che accoglie, equivale all’ascolto empatico attraverso il quale il bimbo si apre e racconta di sé, così, sentendosi visto, si sente riconosciuto e, attraverso il proprio corpo in movimento, racconta la sua storia.

I bimbi “non ascoltati”, si sentono anche “non visti”i” e, come afferma Claudio Foti[3], diventano “invisibili”, si sentono soli, angosciati, spaventati, arrabbiati.

“La mamma non mi ascolta mai, mi sento ignorato”

“Quando chiedo qualcosa alla mamma lei ascolta, ma non mi guarda, io la richiamo, ma niente, ho voglia di urlare”

“La mamma mi ignora, parlo e non mi guarda, mi sento escluso”

“Mi sentivo escluso, la mamma guardava la TV io parlavo, mi veniva voglia di urlare, poi mi ha detto: – stai zitto – volevo scappare e sbattere la porta”

“Voglio rendere pan per focaccia, loro non mi ascoltano e quando parlo non mi guardano”.

“I miei non ascoltano e non guardano me quando parlo, però pretendono che io li ascolti e li guardi”

“Mi vien voglia di dirle – ma ci sei? – Io sono qui, guardami! Mi viene tanta rabbia, poi mi sento in colpa”.

Queste sono soltanto alcune delle testimonianze che ho raccolto nei gruppi di lavoro svolto con i bambini sull’ascolto empatico

Nicoletta Tellarini

Appunti tratti dalla propria tesi: ” DMT e Competenza Emotiva nella Scuola Primaria”
Milano, Anno Accademico 2006/2007
[1] Ivano Gamelli ” La pedagogia del corpo” – ed Melteni – Roma 2004
[2] P.De Vera D’Aragona – seminario di formazione e aggiornamento tenutosi ad Assisi – Pasqua 2003
[3] Claudio Foti – Corso di formazione docenti sul tema dell’abuso minorile a cura del Centro Studi Hansel e Gretel

ALCUNE IMMAGINI DEI LABORATORI

il piacere di colorare liberamente

il piacere di colorare liberamente

piccoli esseri nel guscio

piccoli esseri nel guscio

il guscio si spacca e...rotoliamo!!!

il guscio si spacca e...rotoliamo!!!

la danza del sole che si sveglia
la danza del sole che si sveglia
la danza del vento

la danza del vento

la danza degli alberi e delle foglie

la danza degli alberi e delle foglie

ascoltando una fiaba

ascoltando una fiaba

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