“VIVERE ED AMARE” di Jules Grossman; le mie impressioni

Ho letto molte volte il testo per cercare di interiorizzare e far miei i principi esposti.

La capacità di amare” sostiene G. “è la consapevolezza di sé e delle proprie emozioni[…]amare non significa far qualcosa per, ma essere chi si è[ …]i vissuti a livello della personalità sono due: l’amore da un lato, la paura dall’altro […] e per poter esprimere amore è necessario affrontare la paura e la rabbia”

Affrontare la nostra e altrui rabbia non è semplice, poiché alla rabbia spesso rispondiamo con la rabbia e si instaura così una spirale che porta alla lotta e al rancore.

È molto difficile e faticoso riuscire a vedere e comprendere che dietro un attacco vi è la paura.

Dalla mia esperienza ho compreso che ciò che può essermi di grande aiuto in questi momenti,è l’essere completamente presente a me stessa, sentire la mia rabbia che emerge in risposta, accettarla e dialogare con lei con frasi del tipo: “sono io che provo questa emozione, sono io la responsabile della mia emozione, ti gestisco e non ti proietto sull’altro, trovo un altro sistema per uscire da te…”

Non è per nulla facile!!!!

Era molto più semplice quando a scuola vedevo bambini che si attaccavano con impeto, urlando e picchiandosi. Dietro quella rabbia vedevo la paura e così prima li fermavo, poi mi sedevo con loro e fra i due cercavo di mettere uno “spazio di parola” dove ognuno dei due potesse esprimere all’altro le proprie emozioni, sentendosi legittimato a farlo senza paura. Generalmente il tutto finiva con un “vero” abbraccio.

Quando però sono io la protagonista, è più difficile, come è più faticoso lasciare che l’altro sia completamente responsabile delle proprie emozioni, senza intervenire (soprattutto quando è un membro della famiglia)

Nella vita di tutti i giorni diventiamo spesso bersaglio di giudizi, di critiche, di proiezioni ed è difficile “riconoscere che nessuno può farci sentire in un modo che noi non desideriamo”, ma questo è un vero e proprio atto d’amore verso di noi; significa non essere vittime, che non ci sono colpevoli, che quello che noi proviamo è il risultato dell’interazione con quella persona e non dipende unicamente da quella persona. Significa anche che se le nostre reazioni non ci piacciono o se dalla relazione usciamo distrutti siamo solo noi che dobbiamo fare qualcosa rispetto a noi stessi per cambiare.

Non penso che sia molto economico energeticamente pensare che debbano essere gli altri a fornirci gli strumenti per il cambiamento; noi e solo noi dobbiamo decidere chi vogliamo essere e come vogliamo che le nostre relazioni si realizzino.

 

È indubbiamente un processo lungo, faticoso e difficile, ma che conduce senza dubbio all’amore “universale” poiché nasce in noi la capacità di accettazione totale di noi stessi e degli altri.

 

Mi sento completamente in sintonia con Grossman quando sostiene che”[…] il processo di consapevolezza è un processo di riscoperta della bontà e dell’unità di fondo di tutti noi, della persona che si rivela quando l’energia fluisce liberamente nel corpo […]

È nel corpo che si riflette la nostra vita interiore ed è il corpo che ci racconta di noi attraverso il movimento, la postura, i blocchi, la leggerezza, la pesantezza…; egli è il fedele specchio dello spirito che ci anima.

 

È attraverso il corpo che noi facciamo esperienza; così “[…]stare nel processo più che tendere al risultato[…] significa per me vivere nel “qui ed ora” rimanendo in ciò che sto sperimentando con tutta me stessa e, in primo luogo col mio corpo che è il veicolo dell’esperienza.

 

È così che posso diventare capace di essere sempre presente a ciò che sta avvenendo in me ed agire per dialogare con quei blocchi che impediscono alla mia energia di scorrere fluidamente, liberare le emozioni sottese ed accoglierle senza giudizio.

 

È un lungo percorso e non privo di sofferenza, ma credo che realmente conduca ad una profonda trasformazione rendendoci auto-responsabili piuttosto che giudicanti ed accusatori.

 

Questo è amore!!

 

Grossman nel testo affronta anche l’argomento del “perdono”; di quel perdono che non ha nulla a che vedere con ciò che mi hanno insegnato da piccola.

Ho sempre sentito, fin da quando ero bambina, un qualcosa che non mi piaceva in quel “perdono”, lo percepivo come: “io sono più bravo di te e ti perdono” ; mi trasmetteva: ”Tu vali poco, Io ho il potere di perdonarti, devi essermi riconoscente”

 

Quanta nevrosi di potere che oggi vedo in questo!!!

 

Il perdono di Grossman è un lasciar andare, un distaccarsi da ciò che ci disturba, un “rendere ed essere liberi” e questo fa star bene, dà una sensazione di leggerezza e di benessere.

È amore, non potere!!

 

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One Response to ““VIVERE ED AMARE” di Jules Grossman; le mie impressioni”

  1. paola brussa Says:

    stupendissima!

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