“Per una nascita senza violenza”

“Per una nascita senza violenza ”

Tratto dal testo di F. Leboyer

Leboyer, nel testo: “Per una nascita senza violenza” dà voce al bambino che nasce.

È un bimbo non compreso, non visto, non udito.

È un bambino che soffre, che urla il suo dolore al mondo; un mondo che, invece di accoglierlo con rispetto, amore, attenzione, comprensione e tenerezza, lo maltratta, facendogli sperimentare la fretta, il dolore fisico, l’incomprensione.

Senti come urla!!!” esclamano medici e levatrici e sorridono compiaciuti.

Anche la madre, ignara del dolore del suo piccolo, sorride felice (e così ho fatto anch’io quando sono nati i miei figli!!!)

Il bimbo intanto continua a gridare al mondo la sua sofferenza; è disperato mentre mani frettolose lo puliscono, lo manipolano , ne invadono il corpo con gocce e tubicini.

Ma tutti sono felici, il parto è andato bene!!!

Nelle foto presenti nel testo, si vede un bimbo disperato che pare urlare “Basta!!!” “Mi sento solo!!; ho freddo, soffro!; riportatemi là dove stavo bene! Qui ho paura, dolore, rabbia!!”

E così le prime cose che noi adulti siamo capaci di comunicare a chi si affaccia nel mondo, sono emozioni “distruttive” emozioni di “non amore”

Leboyer , raro medico attento e sensibile, si schiera decisamente dalla parte del bambino e, alla violenza, alla fretta, alla non attenzione, sostituisce la dolcezza, la lentezza, il rispetto.

Mentre scorrevo le righe che descrivono il parto da lui guidato, respiravo la tenerezza, l’accoglienza e il grande rispetto per la vita.

La nascita, per Leboyer , è un’accoglienza rispettosa da avviare piano, piano, con gentilezza, in punta di piedi, per non disturbare il piccolo viandante che, con fatica, percorre il suo sentiero verso la vita.

Le luci sono deboli, nessuno urla, tutto è delicato e gentile, ogni cosa viene fatta con lentezza.

Il piccolo “pellegrino” viene così accolto con amore, non ha paura, respira e si lascia andare.

È commovente osservare quelle grandi mani maschili che massaggiano con dolcezza la schiena di un esserino completamente rannicchiato sulla pancia della propria madre!

E lì, su quel ventre , il bimbo ritrova il suo eden, nuovamente quella pelle che emana un odore conosciuto e il “Tum Tum” del grande tamburo che ritmicamente ha scandito, per nove mesi, ogni attimo della sua esistenza.

Così lì, su quel ventre, il bimbo si calma, e poco per volta respira, la sua schiena si distende e le due grandi mani accoglienti continuano il massaggio dolce, tenero, presente.

Piano piano, con molta lentezza, il bambino viene accompagnato nel percorso verso la vita e apre gli occhi; due grandi occhi che trasmettono meraviglia, benessere, amore.

Io ci sono” sembrano dire “e sto bene!!!”

guarda il video:  NASCERE – dal metodo Leboyer

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